17/04/2013 – Nostra risposta al riscontro del Sindaco per “quorum zero e più democrazia”

massi sulla strada della democrazia

Al fine di illustrare l’iniziativa popolare, è indetta una conferenza stampa in data 19 aprile 2013 alle ore 10:45 presso la sala del triangolo dell’oratorio Resurrezione di via Pisa 37 a Sesto S.G.

Questo il testo della nostra risposta al riscontro del Sindaco del giorno 8 aprile 2013.

Gent.le dott.ssa

Monica Chittò

Sindaco della città di Sesto San Giovanni

Sesto San Giovanni, 17 aprile 2013

Oggetto: vostro riscontro del 8 aprile 2013 a nostra proposta  d’iniziativa popolare del 18 gennaio 2013.

 Con riferimento alla sua risposta in oggetto e come da suo invito le elenchiamo di seguito le nostre considerazioni in merito.

Apprendiamo con soddisfazione che il Sindaco abbia apprezzato la proposta di iniziativa popolare e che l’esame della stessa abbia favorito un importante dibattito sulla partecipazione e sul rapporto democrazia rappresentativa e democrazia diretta. Sarà nostra premura porgere i suoi ringraziamenti  ai cittadini che l’hanno sottoscritta.

Concordiamo quando Lei mette in evidenza che la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa assume un rilievo fondamentale e ritiene che lo strumento referendario, forma di democrazia diretta, arricchisca la partecipazione e la democrazia rappresentativa. Infatti la nostra proposta si basa proprio su quel principio. A nostro avviso però affermare che la democrazia rappresentativa sia chiaramente delineata nel primo articolo della Costituzione Italiana ci sembra un’interpretazione che, in qualche modo, cerchi di scalzare la sovranità popolare. Infatti nell’articolo 1 non è delineata nessuna democrazia rappresentativa ma la sovranità, che appartiene al popolo, e rimanda alla Costituzione il suo esercizio.

Ci troviamo d’accordo quando evidenzia che le forme di democrazia diretta non possono sostituire la democrazia rappresentativa. Infatti nella presentazione lo abbiamo ben sottolineato con la slide n. 7 che recita: “La democrazia diretta non vuole e non deve sostituire la democrazia rappresentativa”.

Successivamente non ritiene condivisibile la proposta di introdurre quorum zero ma non ne specifica il motivo. Ci interessa molto avere un’autorevole opinione contraria all’introduzione del quorum zero e quali siamo i possibili pericoli dall’eliminazione del quorum.

Ci vuole precisare meglio il suo pensiero?

Su quali basi o studi nasce proposta di abbassare il quorum proprio al 30%?

Visto poi che il referendum consultivo, per sua natura, non ha nessun obbligo di attuazione del risultato referendario, qual’è il motivo di renderlo soggetto ad un quorum di partecipazione se non quello di renderlo invalido per il mancato raggiungimento di detto quorum?

A nostro avviso un referendum non vincolante per l’amministrazione non stimola affatto la partecipazione. Non paga affatto gli sforzi fatti dai cittadini attivi e proponenti che hanno investito tempo e denaro per raccogliere le firme ed illustrare le motivazioni della richiesta di referendum. Non paga nemmeno le aspettative di chi ha sottoscritto l’iniziativa. Non ripaga neppure i costi dell’amministrazione comunale sostenuti per far esprimere i cittadini.

Se, nonostante gli esempi positivi rappresentati da paesi senza quorum (che non sono affatto sperimentazioni ma pratiche consolidate da diversi anni se non secoli come in Svizzera, California, Oregon, ecc.) illustrati in commissione, si vuole mantenere un quorum che sia almeno espressamente specificata l’attuazione del risultato referendario.

Per quanto attiene alle modalità di recepimento dell’esito referendario la legge non esclude la sua immediata vincolarità e riteniamo possa essere invece un grave danno il non tenere in considerazione l’espressione della maggioranza dei cittadini.

 Successivamente dichiara che la pubblicazione dei quesiti referendari pubblicati sul portale del comune siano sufficienti a garantire un’adeguata par condicio. Benché riteniamo la pubblicazione favorisca maggior informazione circa l’istituto referendario, pensiamo che una notevole parte dei cittadini sestesi non abbia ancora facilità di utilizzo delle informazioni via internet. Dunque non sufficiente alla divulgazione delle ragioni del quesito referendario.

Inoltre Lei ritiene che l’invio a casa di ogni elettore, benché condivisibile, sia sostanzialmente impraticabile per le attuali condizioni delle finanza del comune. Potrebbe indicarci una spesa di massima che il comune ritiene di dover sostenere per l’invio alle famiglie di 2 fogli contenenti le ragioni del comitato promotore e le ragioni dell’amministrazione? Le ricordo che la nostra proposta non citava l’invio a ogni elettore (61.124 alle ultime elezioni amministrative) ma ad ogni famiglia (a dicembre 2012 erano 38.510 ma non siamo a conoscenza di quante famiglie siano senza diritto di voto).

Nel Suo riscontro, non ritiene opportuno accorpare i referendum ad eventuali altre votazioni. Per coerenza con le scarse finanze comunali pensiamo invece sia doveroso tale accorpamento proprio per  permettere un risparmio di denaro pubblico. L’accorpamento del referendum ad eventuali altre elezioni è in sintonia:

 – con il “regolamento comunale per la consultazione dei cittadini e i referendum”. Infatti l’art. 1 comma 2 recita:

Il conseguimento della finalità di cui al precedente comma deve essere perseguito dall’amministrazione e dall’organizzazione comunale attuando la massima semplificazione amministrativa ed utilizzando le procedure operative più economiche. Non è consentito di aggravare, con adempimenti aggiuntivi, quanto stabilito dal presente regolamento per ciascun istituto di consultazione popolare.

 – con il dlgs 267/2000 che, all’articolo 8 comma 4, esclude la coincidenza con le sole elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali.

 Per quanto attiene le materie soggette a referendum abrogativo ricordiamo che già il dlgs. 267/2000, lo statuto comunale e il “regolamento comunale per la consultazione dei cittadini e i referendum” determinano le materie escluse da referendum. Circa l’intenzione di inserire soglie più alte riteniamo sia in contrasto con quanto affermato nelle prime righe della sua risposta e precisamente:

         “l’attuale disciplina statutaria e regolamentare dell’istituto referendario debba essere resa meno rigida”;

         “la tematica della partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa assume ……… un rilievo fondamentale”

 Il fatto poi che lo statuto comunale non sia sottoponibile a modifiche tramite  referendum ci sembra un’anomalia in considerazione del fatto che lo spirito della legge denota chiaramente un orientamento verso la partecipazione popolare e, quindi, verso una democrazia più diretta e compiuta, comprovata dal fatto che lo Statuto delle regioni possa essere approvato con referendum popolare, come da modifica dell’art. 123 della Costituzione Italiana mediante legge costituzionale n. 1/1999 (da notare l’assenza di quorum). Escludere lo Statuto di un ente con valenza minore dalle materie referendabili pare scontrarsi palesemente con lo spirito o la sostanza del principio costituzionale.

            Rimanendo a Sua disposizione per eventuali chiarimenti e/o informazioni, cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.

 Associazione Più Democrazia a Sesto S.G.

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3 thoughts on “17/04/2013 – Nostra risposta al riscontro del Sindaco per “quorum zero e più democrazia”

  1. Ottima risposta…le motivazioni di chi è contro il quorum zero e il miglioramento degli strumenti di democrazia diretta si sciolgono come neve al sole. Nonostante questo sia evidente loro continueranno sulla loro strada… c’è bisogno di tanta informazione e coinvolgere più gente possibile. E’ difficile e richiede tempo, ma la strada che state facendo è quella giusta!

  2. Pingback: 17 aprile 2013 – Sersto S.G. (Milano) – l’Associazione risponde al Sindaco | Quorum Zero e Più Democrazia

  3. Ciao, aggiungerei a quanto hai detto (ossia le motivazioni logiche che tutti conosciamo) anche gli esempi italiani dove lo fanno….così dopo voglio vedere che scuse trovano 😉
    SE in quel comune li accorpano, perchè noi no?
    SE in quell’altro comune è senza quorum, perchè noi no?
    SE i nostri vicini hanno i propositivi vincolanti, perchè noi no?

    Portare esempi “italiani” è vincente rispetto alle pratiche estere.

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