07/01/2015 – Perplessità sulla democrazia diretta. Ignoranza e informazione

libriRiceviamo dall’amico Emanuele Sarto queste sue interessanti considerazioni:

L’obiezione più frequente che ci viene rivolta quando facciamo i seminari sulla democrazia diretta è che la gente è troppo ignorante per poter prendere decisioni importanti con consapevolezza. Il popolo non dispone di tutte quelle informazioni necessarie per essere buoni decisori. I problemi della società moderna sono troppo complessi e l’incompetenza delle persone comuni rispetto a queste situazioni è palese.

Io ringrazio molto chi solleva la questione e ho notato che accade praticamente ad ogni incontro e persino parlando con singole persone. Ringrazio perché ne comprendo la logica ferrea stante questo “frame”, questa cornice. Faccio poi osservare che in Parlamento si vota spesso come indica il capogruppo senza che chi lo fa abbia nemmeno letto l’oggetto sottostante. È ben vero che un parlamentare (come un cittadino qualsiasi) non può essere onnisciente e che è normale che ci si divida i compiti per competenze e capacità ma questo non fa che confermare che molti decidono dando fiducia al proprio coordinatore.

Lo scenario che proponiamo noi è ben diverso. Dobbiamo immaginare cittadini che potessero votare su una consultazione che essi stessi hanno chiesto. Individuato il tema (uno ben preciso e delineato) si dovrebbero raccogliere le firme previste. Fatto questo si stabilirebbe la data della consultazione. Senza quorum tutti saprebbero che alla scadenza la decisione verrebbe presa. Nei mesi, dal completamento della raccolta firme alla data della consultazione, tutte le tesi in campo avrebbero motivo di dare il meglio di se per essere il più chiare e convincenti. Si potrebbero fare le domande più diverse comprese le più scomode, con la massima curiosità, proprio per approfondire piuttosto che per litigare. Soprattutto chi non è competente farebbe quelle domande semplici che fra esperti vengono omesse dando per scontato anche ciò che non è. Chi risponde cercherebbe di farlo in maniera esaustiva e sarebbe costretto ad usare toni moderati perché la protervia, l’arroganza e le tesi gridate rischierebbero di favorire la parte avversa. Ecco che l’informazione seria, libera e variegata che tutti invocano potrebbe realizzarsi. Avremmo, in questo scenario immaginario, cittadini informati e consapevoli per una decisione condivisa e certa. È verissimo che la maggior parte della gente è ignorante e del resto è inimmaginabile pensare che tutti si possa sapere tutto ma nel contesto illustrato qui sopra, su un tema specifico esplorato per mesi con il contributo più ampio possibile, è lecito aspettarsi che chi avesse seguito il confronto potrebbe ragionevolmente farsi un opinione compiuta per partecipare a pieno titolo al consesso dei decisori.

Ora dobbiamo chiarire che questo dubbio, questa osservazione, si esprime nello spazio conclusivo degli incontri e cioè dopo che sono stati fatti esempi concreti di decisioni anche delicatissime che sono state prese dai cittadini di altre nazioni. Questo per sottolineare che è vero noi si chiede di immaginare una situazione fuori dagli schemi che conosciamo  ma il contesto che proponiamo essendo reale in Svizzera o in California o a Bruneck significa che non è fantasia, non è utopia. Se accade vuol dire che quel tipo di esperienza può essere replicata.

Voi che ne pensate?

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