18/01/2016 -Ad Aosta i cittadini usano la Democrazia Diretta per migliorare la Democrazia Diretta

PIP Aosta 2016

Sabato 16 gennaio abbiamo goduto di un bel esempio di partecipazione dei cittadini alla Politica. Ecco com’è andata la nostra trasferta ad Aosta.

Nello Statuto della Valle d’Aosta, che è una regione autonoma, sono previsti alcuni strumenti di Democrazia Diretta. In particolare esiste la possibilità di avanzare Proposte di legge di iniziativa popolare che, se non vengono recepite dal Consiglio regionale, passano a referendum popolare il cui esito è vincolante per l’Amministrazione regionale. Il tutto è possibile a partire dalla legge regionale che ha istituito il referendum propositivo (legge regionale n. 19 del 2003).

Elio Riccarand, storico valdostano impegnato anche per la res publica, ci spiega come funziona e come si organizza il loro Comitato. Per il deposito delle iniziative legislative popolari occorrono almeno 200 firme ma ne presentano 250 per avere un margine su eventuali errori e/o mancanza di certificazioni ecc. Sabato scorso, durante il bel incontro “Pomeriggio Democrazia”, ne hanno raccolte ben 150.

Per la raccolte firme hanno organizzato il suddetto evento al quale hanno partecipato molti cittadini. E’ stato un piacevole incontro che è iniziato con “testi e poesie” sulla Democrazia ed è proseguito con la presentazione e illustrazione delle loro proposte di iniziativa popolare. I temi sono centrali per lo sviluppo della Regione (trasporti, sanità, lavoro e …… democrazia diretta). Ogni tema ha visto un relatore che ha potuto spiegare nel dettaglio il “problema” riscontrato e che ha anche saputo avanzare la “soluzione”.

Il Comitato ha pensato di allietare il pomeriggio con l’offerta di torte e focacce confezionate a casa da volontarie e con musica. E’ stato invitato il cantautore valdostano Davide Mancini che ha allietato i presenti con pezzi del suo nuovo album fra cui uno intitolato appunto “Poesia e democrazia”. Dunque si può fare buona politica in allegria. Il Comitato ha inoltre potuto ascoltare un nostro intervento sull’esperienza del Comune di Sesto San Giovanni e su quello che sta avvenendo in vari Comuni italiani.

Le Iniziative popolari funzionano come dei veri e propri acceleratori sui quali i cittadini possono premere quando le amministrazioni pubbliche non si decidono ad affrontare un “problema”.

In Valle d’Aosta una volta depositate con le 200 firme previste dalla legge, le proposte di legge vengono esaminate da una apposita Commissione di giuristi. Quelle giudicate ammissibili devono poi essere supportate con la raccolta di ulteriori firme fino ad arrivare ad almeno il 5% degli elettori (quindi circa 5.000 firme sui 100.000 elettori della regione). Dopo di che la proposta di iniziativa popolare viene discussa dal Consiglio regionale. Se una proposta viene in parte accettata dal Consiglio regionale e il Comitato proponente la considera soddisfacente, la proposta viene approvata dal Consiglio regionale e diventa legge regionale. Se invece non c’è un esito soddisfacente in Consiglio regionale allora si arriva al Referendum popolare vincolante.

Elio Riccarand ci hanno spiegato che l’iter dura quasi due anni  e necessita di un impegno notevole per elaborare le proposte di legge, che devono essere redatte in articoli e corredate di relazione esplicativa, e adempiere a tutti i procedimenti. Inoltre è una possibilità che si interrompe di fatto un anno prima ed un anno dopo le votazioni per il Consiglio regionale. Dunque non c’è certo il pericolo di “paralizzare” l’Amministrazione regionale con “troppi” quesiti referendari come alcuni eletti voglio far credere ai cittadini.

Dall’approvazione della legge, nel 2003, questo è per i valdostani il quarto tentativo di utilizzare una Proposta di iniziativa popolare/Referendum propositivo.

Nel primo caso (2005) non ‘è stato bisogno di andare al referendum perché il Consiglio regionale ha recepito la proposta popolare. Un accoglimento parziale perchè di fronte alla richiesta dei promotori di abbassare il quorum di validità dal 50% degli elettori al 30%, la maggioranza del Consiglio ha offerto il 45% ed il Comitato promotore ha ritenuto opportuno incassare quella riduzione riservandosi di tornare poi alla carica. Riduzione piccola ma che, come si vedrà nel 2012, ha poi consentito un risultato straordinario.

Nel secondo caso (2007) si è andati al referendum su due temi (riforma elettorale e proposta di un nuovo Ospedale regionale) ma, a causa di una vergognosa campagna astensionistica di tutte le forze politiche con una sola eccezione, non è stato raggiunto il quorum di validità del 45%.

Nel terzo caso (2012) è stato raggiunto il quorum, 49% i votanti, e la legge scaturita dal voto popolare ha cancellato la possibilità di costruire inceneritori in Valle d’Aosta ed ha affossato una aggiudicazione provvisoria per costruire un pirogassificatore.

Ora, visto che l’attuale alto quorum di partecipazione a un referendum si presta benissimo all’astensione, il Comitato ha pensato di presentare insieme alle tre proposte sopra descritte (trasporti, lavoro e sanità) anche una proposta per abbassare il quorum stesso. Le motivazioni sono molto semplici e si basano sul fatto che debbano decidere i cittadini che si informano e vanno a votare, chi si astiene lascia la decisione ad altri come nelle elezioni dei nostri rappresentanti. Se un Referendum non ottiene il quorum si rivela poi un vero e proprio spreco di denaro pubblico.

Dunque i cittadini aostani oltre ad essere legislatori di loro stessi, e non solo semplici elettori dei Consiglieri regionali, stanno usando uno strumento di Democrazia Diretta per migliorare ……. la Democrazia Diretta.

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