16/11/2016 – Riforma costituzionale e democrazia diretta

OBIEZIONEI sostenitori del SI’ sostengono che vengono rafforzati gli istituti di democrazia diretta. Infatti sono previsti nuovi referendum (propositivo e d’indirizzo). I sostenitori del NO’ mettono l’accento sul fatto che il tutto venga rimandato a futura legge.

Entriamo nel merito del referendum abrogativo e il suo quorum. Se si raccoglieranno da 500.000 a 800.000 nulla cambierà e il quorum resterà del 50%. Raccogliendo più di 800.000 firme il quorum diventerà il 50% +1 della metà dei votanti delle ultime elezioni politiche. Per esempio nel 2013 votarono il 75,2% degli aventi diritto dunque il quorum sarebbe stato del 37,6% nel caso la riforma fosse già in atto.

Noi  pensiamo che qualsiasi sia il quorum di partecipazione, esso si presterà sempre e comunque a favore di chi potrebbe incitare all’astensionismo. Il referendum è invece uno strumento importante per stabilire se quanto decide il Parlamento corrisponde o no alla volontà dei cittadini. Per questo va abrogato il quorum oggi previsto dall’articolo 75 della Costituzione. La soluzione del 50% delle ultime elezioni  lascerebbe sempre aperta la possibilità al partito del non voto di prevalere. Se, come ipotizzato sopra con i dati del 2013, bastasse il 37,6% di elettori , e se tutti i contrari al referendum incitassero pesantemente all’astensione, quanti referendum riuscirebbero a raggiungere tale quorum Quanti referenfum passati non hanno raggiunto la soglia del 35% di favorevoli?
Degli ultimi 23 referendum solo quello del 18/04/99 (quota proporzionale, 49,6%) e quello dell’acqua (12/06/2011, 54,8%) superarono l’ipotetico 35% citato sopra. Tutti gli altri sarebbero stati invalidati. C’e poi sempre il problema delle liste elettorali che non sono quasi mai aggiornate. In caso di votanti molto vicini al quorum, come quello del 18/04/199, basta che le liste non abbiano cancellato i defunti per invalidare una sacrosanta consultazione popolare. Tralasciamoo il costo delle votazioni referendarie buttate a mare in caso di nullità delle votazioni per non infierire oltre.
Il referendum può avere un positivo impatto sul sistema, rafforzando tanto la partecipazione dei cittadini quanto la responsabilità dei partiti.
L’abrogazione del quorum è la sola scelta che costringe alla partecipazione tutti gli interessati all’esito, pena la vittoria della posizione alternativa. Quello che scrivo credo sia ben evidente oggi. Nessun quorum è richiesto per il referendum sulle leggi di revisione costituzionali e, con tutte le forze impegnate per il SI’ e per il NO’, pena la vittoria dello schiermento opposto, non fanno altro che fare un favore ai cittadini. Essi riceveranno tutte le informazioni possibili con evidente aumento dell’interesse per il quesito referendario e della partecipazione al voto. Nel caso di incitamento all’astensione, una parte non porterà a conoscenza del cittadino le proprie ragioni e non investirà neppure tempo e denaro vincendo, il più delle volte, per mancato raggiungimento del quorum. Ma chi perde, non solo per i costi del referendum, è sempe il cittadino.

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