12/07/2017 – Analisi di una sconfitta (anche sul fronte partecipazione popolare)

OBIEZIONERiprendiamo dal settimanale milanese di politica e cultura ARCIPELAGOMILANO.ORG l’analisi sulle ultime elezioni a Sesto S.G. di Diego Pirovano, che ha anche saputo ben elencare le vicessitudini dei cittadini sestesi attivi sul fronte della partecipazione popolare, dal titolo:

LA SCONFITTA A SESTO SAN GIOVANNI: UNA AMMINISTRAZIONE INSUFFICIENTE

Ecco i perché di un cittadino attivo: al di là dei comunicati e della retorica politica.

Ho letto l’analisi della sconfitta della coalizione che sosteneva il Sindaco uscente di Sesto S.G., Monica Chittò, da parte del suo assessore all’urbanistica, Edoardo Marini, pubblicato su ArcipelagoMilano del 5 luglio 2017. Non in risposta, ma come controcampo da parte di un semplice cittadino propongo le considerazioni che seguono.

Ho trovato l’articolo molto politico, presentato come ammissione di una sconfitta, elenca quasi solo attenuanti. Data la firma interna all’amministrazione, avrei avuto piacere di leggere se, perché e in che misura l’ex assessore si reputa concausa dell’insoddisfazione che ha portato non solo alla sconfitta, ma al risultato di soli circa 9 mila voti al I turno e circa 11 mila al ballottaggio, dopo apparentamento e “chiamata alle armi” contro “le destre”, sugli oltre 61 mila disponibili.

L’amministrazione Chittò ereditava gestioni precedenti disastrose e trend elettorale in caduta libera, in numeri assoluti. La vittoria elettorale del 2012 (circa 15 mila voti al I turno e circa 16 mila al II) è stata analizzata come una qualsiasi vittoria (Oldrini nel 2007 ottenne circa 22 mila voti e nel 2002 circa 29 mila) . Non c’è mai stata presa d’atto di essere poco rappresentativi. Non c’è mai stato il coraggio se non molto timidamente ora, di riconoscere il disastro delle precedenti Amministrazioni comunali Oldrini, Penati, etc. con cui si era in continuità.

Non essendo un analista politico, ma un semplice cittadino attivo, l’aspetto che più m’interessa e che più mi ha deluso è quello del diritto/dovere di essere rappresentanti di una Comunità, dell’empatia con i cittadini che si dovrebbero rappresentare e delle possibilità di partecipazione date. Partendo da 16 mila voti su 61 mila aventi diritto e promettendo nel programma elettorale 2012 “partecipazione” come faro guida dell’azione amministrativa, è stata persa una grande opportunità, non solo per la città ma anche per rafforzare la propria ridotta rappresentatività.

L’amministrazione uscente ha avuto l’occasione non data a tutti di revisionare Statuto e regolamenti partendo da proposte di iniziativa popolare, per rendere Sesto comune italiano con strumenti democratici tra i più avanzati e completi in assoluto.

La storia è molto lunga e può essere approfondita ai link delle pagine dell’ ex associazione (oggi comitato) Più Democrazia a Sesto SG (e Facebook), ma la cronologia sintetica è rappresentata in calce (1).

Conclusione: a oggi il diritto d’iniziativa da parte dei cittadini è limitato rispetto al 2012 e i diritti referendari restano impraticabili poiché era e resta non in carica la commissione giudicante l’ammissibilità dei quesiti.

Giudicando gli amministratori, la città costruita è stata abbandonata a se stessa e le critiche in tal senso non sono state accolte, portando a una sconfitta quasi scontata per chi si è fatto due chiacchiere con i sestesi. Oltre al malumore diffuso circa pulizia e sicurezza di cui hanno facilmente approfittato i rivali politici, quasi ogni evento rilevante degli ultimi 5 anni si è chiuso con l’insoddisfazione di gran parte dei cittadini coinvolti.

Vale la pena anche ricordare che si è visto uno sciopero dei dipendenti ai servizi comunali con tanto di manifestazione contro la giunta di centro sinistra, o che, per citare un’ altro episodio, l’associazione Sottocorno che si occupa di salute pubblica in un quartiere, ha dovuto fare una piccola “irruzione” in consiglio comunale dato che ai metodi ordinari non seguivano atti e risposte concrete, relativamente all’interramento dell’elettrodotto al confine con Milano.

Insomma i segnali sono stati tanti e chiarissimi, ma l’Amministrazione comunale si è concentrata quasi solo su due aspetti:

1- ha agito da “liquidatore fallimentare” (definizione non mia ma perfettamente calzante) dei precedenti Sindaci, senza però chiamare le cose col loro nome, cioè fallimenti, vendendo atti dovuti per risultati amministrativi;

2- la narrazione della Città della Salute e della Ricerca, utilizzando il termine perfetto di narrazione, perché un progetto urbanistico viene raccontato come un investimento (onerosissimo già a preventivo, nonché pubblico) in salute e in ricerca, mentre è un investimento in opere di edilizia sanitaria nuova, utile più che altro a rendere profittevole l’investimento privato in residenziale e commerciale già autorizzato, ma che non si sarebbe retto da sé. il tutto mentre l’edilizia e l’ attrezzatura sanitaria esistente è lasciata volutamente andare in rovina (con responsabilità in questo caso regionali e nazionali, con i comuni spettatori passivi) e condito con la promessa di compensazioni a verde pubblico in aumento, mentre in realtà viene ridotto, contando come verde qualsiasi cosa di fatto non fruibile.

A mio modo di vedere quindi l’amministrazione Chittò è stata insoddisfacente, per questi e molti altri motivi e non basta essere stati meno peggio dei precedenti. Insufficiente è meglio di pessimo ma resta insoddisfacente.

Diego Pirovano

(1)
– Statuto inapplicabile circa i diritti referendari sin dal 2009;
– nel 2011 cittadini segnalano formalmente quanto sopra oltre ad alcune incongruenze tra Statuto e regolamenti e ne sollecitano revisione;
– petizione al Sindaco che pur in parte accolta porta incredibilmente a un nulla di fatto a causa (ufficialmente) della fine della consiglia tura;
– nel 2012 nonostante le promesse di più partecipazione e di una celere revisione dello Statuto con la giunta Chittò nulla si muove;
– latitando la politica, viene presentata una proposta di revisione statutaria di iniziativa popolare.

Sono presentati due quesiti referendari, anche con l’intento di dimostrare, riuscendoci, che i diritti referendari a Sesto non sono fruibili a causa dell’inadeguatezza dello Statuto:
– nel 2014 si avvia il processo revisionale, che subito si ferma;
– vengono fatti solleciti tramite difensore civico regionale, prefetto e ministero dell’interno;
– nel 2015 finalmente cominciano i lavori in commissione con l’intento apparente di poter rispondere positivamente al prefetto, ma sono nuovamente i cittadini a dover segnalare all’Amministrazione comunale che lo statuto stesso prevede “opportune forme di consultazione” (non svolte in 3 anni) prima di revisionarlo. Si svolge una frettolosa e scarsamente pubblicizzata “campagna consultiva” tanto per poter dire di averla fatta;
– nonostante decine di sedute e mesi di lavoro, il nuovo Statuto non è approvato da una maggioranza qualificata ma solo dalla maggioranza che sostiene Chittò tranne SEL. Prevede qualche contentino (es. riduzione quorum dal 50% al 20% e question time), ma riduzione del diritto di iniziativa (400 firme per presentare una proposta al Consiglio comunale mente prima era ammesso anche da singoli cittadini come previsto dal TUEL art. 8 c.3) e forti limitazioni alle materie assoggettabili a referendum (anche solo consultivo!) , in contrasto con l’art. 1 dello Statuto stesso che recita “il comune (…) FAVORISCE la partecipazione dei cittadini al GOVERNO della città”;
– solo nel 2016 viene redatto e approvato un regolamento della partecipazione previsto sin dal 2004.

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